| News Gelsomina Clown |
Precisazioni sulla clown-terapia
Comincerò con alcune precisazioni sulla prospettiva teorica da cui sono partita quando ho chiesto all'università di Bologna di accettare questa “scommessa” culturale inusitata e un po' paradossale nel mondo accdemico.
si scosta, in parte, da quella più comunemente accettata: di solito la clownterapia è vista come “comico-terapia” o “geloterapia”, perché scopo del clown-dottore, come abbiamo visto sopra, è quello di cambiare segno alle emozioni negative provate dal paziente/utente, attraverso tecniche atte a sollecitare il buon umore credo di dovermi soffermare sui principi della comico - terapia, ormai ampiamente dibattuti e consolidati da una ricca letteratura e da numerose ricerche empiriche. ridere sia una cosa seria e che faccia bene alla salute è ormai fuori discussione e non è certo mia intenzione contestare questo assunto (Raymond, 1979; Cousins, 1982; Ceccarelli, 1988; Farné, 1990; Hodgkinson, 1996; Bokun, 1997; Adams, 1998, 1999; Provine, 2000; Francescato, 2002; Fioravanti, Spina, 1999, 2006).che vorrei sottolineare è il rischio di una pericolosa generalizzazione e di un fraintendimento semantico.è vero che il clown è divertente e suscita il riso, si deve accettare che egli sia una sorta di comico-terapeuta e, in tal modo, far rientrare la clown-terapia nel più ampio settore della comico-terapia, in cui l'effetto terapeutico è a beneficio di chi assiste al lavoro del clown e ne trae divertimento?con “terapeutico” intendiamo genericamente qualsiasi effetto benefico venga prodotto in noi da una sostanza o da un evento, allora è possibile parlare di terapia anche nel caso di uno spettacolo teatrale o di un film o di una chiacchierata con gli amici o di una passeggiata in campagna, ma, correntemente, l'accezione di terapia è più articolata e complessa.tratta infatti di un processo in cui sono presenti due o più attori. Gli uni nel ruolo di terapeuta e gli altri in quello di pazienti. Ciascuno ha implicitamente o esplicitamente accettato un quadro teorico preciso di riferimento e si attiene a regole concordate e consolidate. Il processo terapeutico ha un inizio e una fine, deciso in accordo fra terapeuta e paziente. Il terapeuta ha fatto un percorso formativo preciso, accettato dalla comunità scientifica.clown che esercitano la loro arte in contesti di sofferenza si attengono a queste regole e sono abilitati ad esercitare una qualsiasi forma di terapia?ò aperto il quesito perché è uno dei principali punti di discussione.
) La mia opinione è che il clown non sia sempre né solo divertente e che, dunque, la definizione di clown-terapia come terapia del riso sia riduttiva.
pensiamo ai grandi clown teatrali e cinematografici ci accorgiamo facilmente che quello che suscitano negli spettatori è una miscela di emozioni difficilmente definibili e molto complesse. ò qui, per fare un esempio, quello che ha scritto una mia allieva dopo aver assistito allo spettacolo del grande Slava Polunin:
“Seguiir con gli occhi un clown sopra il palcoscenico e poi , ritrovarsi aaaa volare e sdraiarsi felice sopra la fantasia ad ascoltareee una sottile magìììa.….E domandarsi perchéè quando cade la tristezza in fondo al cuoreee come la neve non fa rumore… Chiudere gli occhi per fermare qualcosa che….. è dentro me Tu chiamale se vuoi…
ì, emozioni . Emozioni intensissime.mio cuore era colorato, l'anima respirava il candore di tutta quella neve immacolata. Tanta, soffice, fiocchettante di musiche bellissime. colori giallo e rosso del costume del clown Asisyai, l volti tinteggiati , il color verde tenue del camicione degli altri clown, il cappello delicatamente brioso composto da due ali stile fumettistico (assomigliavano alle ali dell'elicottero del Barone Rosso di Schulz ) che accentuavano la loro goffa camminata, erano per me.Interiore , ritmato da inattesi effetti tecnici che per la loro maestosità facevano trattenere il fiato alle mie emozioni. rumore del vento implacabile diventava via via bufera e incessantemente sbuffava ovunque migliaia di rettangolini leggeri di carta bianca , mentre il paesaggio prima incantato, diventava minaccioso per l'ululato impietoso dei lupi.il clown...in quel momento, da pagliaccio, si rimpiccioliva con la corporeità e diventava tutti noi , individui che sono impotenti ed hanno paura quando la natura è violenta. un attimo e il clown ci rassicurava ritornando pagliaccio, e rovesciava da un bidone le ultime centinaia di rettangolini bianchi addosso ad un unico spettatore , come ad annullare tramite il gioco dell'artista, il residuo di quella paura umana.
“Seduzione, grande Seduzione” definirei l'intero spettacolo. Il clown teatrale con la sua professionalità che agiva concedendosi totalmente al Desiderio di Gioco del Pubblico , soprattutto quello adulto , il quale tramite il clown, godeva liberamente di quella parte ludica - fanciulla che nella maturità viene condizionata dalle convenzioni sociali.
La corporeità del clown diventava dialogo: buffo, scherzoso, romantico, curioso, allegro. questa conversazione non verbale rispondevano le centinaia di dita protese a far volteggiare in aria, nel teatro, giganteschi palloni - piuma rossi, blù , gialli; oppure , le numerose mani in platea, che si allungavano verso l'alto per sollevare ed allontanare l'immensa ragnatela posatasi sulle loro teste.sregolatezza del clown comunicava con il comico che è dentro ognuno di noi, e la gente accettava questa trasgressione. Pazientemente si reimpossessava del proprio cappotto scambiato per distrazione dal clown ad altri spettatori, o, si scansava giocosamente per proteggersi dalla pioggia delle bottiglie d'acqua innestate sulla punta degli ombrelli del clown che camminando o inciampando , li bagnava.…l'incanto……. la poesia………(parlo al presente perché l' ho ancora dentro)………………..bolle di sapone che invadono il contesto con effetto fiaba. Fumo bianco in palcoscenico che richiama luoghi fantastici senza limite , dove tutto è possibile per il clown, anche vivere sempre tra le nuvole!
…….La neve: il fascino del suo silenzio; il sogno ad occhi aperti mentre lo sguardo si abbandona alla bellezza del paesaggio, i milioni di fiocchi sui quali il nostro pensiero si riposa…. mentre il clown sul palcoscenico, trascina una valigia, quella dei nostri viaggi mentali , che intraprendiamo lasciandoci trasportare dalla cordicella che il clown tira come un treno in marcia.clown nell'attraversare il palcoscenico effettua fermate, come fossero le soste della nostra fantasia, sempre pronta a ripartire.…..i sentimenti umani.la scena dello sdoppiarsi del clown: un attaccapanni, un impermeabile appeso. Un solo clown recitante, a turno che diventa amante e amata. Un braccio che esce da una manica e diventa abbracciando il proprio corpo, il braccio di una lei e di un lui.mano di questo braccio che tramite la carezza e la confidenza nella stretta affettuosa con il corpo rappresentano l'amorevolezza e l'attrazione nell'innamoramento. ' il clown che ama teneramente.sdoppiamento il clown amando il suo prossimo il suo pubblico, ama se stesso, ama l'artista. Uomo e artista , realtà e simulazione. Ancora l'assurdo, lo stupore, il maldestro, i difetti umani, …il tutto comicizzato.codardìa: il clown vuole impiccarsi, si annoda la corda al collo, però laper impiccarsi è di lunghezza chilometrica.volere apparire, piuttosto che essere ciò che siamo: dei clowns esperti suonano una finta fisarmonica rossa mentre a passo di danza battono il tempo. Un clown apprendista finge di essere bravissimo, ma sbaglia i ritmi e i movimenti dei passi risultando grottesco.e gioia: due telefoni di spugna, giallo e rosso. Un unico clown, ambivalente nella doppia conversazione gramelot. Tramite gorgoglii e vocalizzi ridicolizza una conversazione che da intensa come doveva essere, diventa litigiosa. La morte e la rivendicazione di meriti non nostri:clown camminando, è trafitto continuamente da numerosissime frecce e stenta a cadere per morire. Finalmente si accascia sul pavimento. Il clown assassino, con arco e frecce si presenta nel proscenio, e chiede gli applausi per merito e riconoscimento dell'omicidio, ma altri clown estranei all'azione si intromettono per contendersi altrettanto.
(E' stupenda la comunicazione gestuale tra i clowns e il pubblico nel fare battere le mani o interrompere l'applauso richiesto, tramite brevissimi gesti delle mani).come succede nella vita, si conclude con un parapiglia perché ognuno vuole essere l'autore e il migliore.clown ucciso non è morto. Si alza, e concorre anche lui a pretendere gli applausi, però deve battagliare con tutti gli altri, e combattono a scopate. Terminato lo spettacolo, e per caso, un bambino piccino è stato appoggiato sul palcoscenico; tutto si è rallentato magicamente per adeguarsi alla camminata del bimbo che procedeva a carponi con naturalezza lenta per scoprire la meraviglia.palloni cadevano leggiadri sul palcoscenico e lui con le minuscole braccine, per giocare, istintivamente li toccava.osservare quel piccino che fissava i clowns attorno a lui, ho pensato che 'infanzia di ogni adulto c'è stato sempre un clown presente.gente assiepava l'inizio del proscenio ed io mi sono attardata seduta in galleria , ad ascoltare le sensazioni ed emozioni che mi navigavano dentro ondeggianti tra ricordi d'infanzia e tempo presente. SLAVA !”
sembra chiaro che siamo ben lontani dal poter definire come “geloterapia” gli effetti dello spettacolo di Slava sulla persona che ha scritto queste parole.piuttosto nell'ambito dell'arte-terapia, ammesso che si tratti di terapia e non, più semplicemente, dell'antica “catarsi”.
) Fatta questa prima precisazione, ritorniamo al problema della clown-terapia, perché esiste, a mio avviso, una seconda accezione che riguarda chi intraprende la strada della formazione attraverso il clowning e non gli “spettatori”.
questo caso sarei molto più propensa ad accettare la dizione di terapia, anche se non quella di comico-terapia.tutti i corsi di addestramento al clowning il motto è “il vostro clown” oppure “il clown che è in voi” ecc…: ma, da un punto di vista psicologico, il proprio clown rappresenta le parti piccole, fragili, in ombra, quelle che non conosciamo o che nascondiamo o di cui ci vergogniamo.
un allievo del corso: …“percorso mi ricorda i viaggi di Gulliver: solo dopo il naufragio del nostro essere, delle nostre emozioni, convinzioni, pregiudizi e aspettative, riusciremo attraverso diversi e svariati approdi a giungere alla nostra meta”….
un'altra: …”L'iniziativa di questo corso è per me davvero molto bella; è un percorso che mi ha fatto capire meglio e valorizzare il mio immaginarmi la vita a fumetti, come una cartone animato, una visione cinematografia alla Woody Allen, insieme con la musica che ho studiato, la danza, l'improvvisazione che sento così congeniale, la delicatezza dell'andar piano, dei gesti lenti, dei gesti verso qualcuno. E ancora, l'aprirmi, lo scoprire qualcosa di nuovo, e, davvero con un po' di paura, mettermi in gioco. Quando lo si fa davvero arriva un'emozione che è gioia pura.volta in cerchio con gli altri ho sentito dentro di me passare la mia verticale, ho studiato danza da quando avevo 15 anni, cercando sempre la verticale senza mai sentirla, quel giorno, stento a crederci, l'avevo sentita, senza fare grosse cose, almeno apparentemente.che il mio clown sia a metà tra essere molto birichino ed essere molto poetico, fai i dispetti ma sa incantarsi per qualcosa di piccolo, non parla, ha le scarpe da tip tap ai piedi e le calze bianche, una vecchia valigia marrone, ha un amico caro che disegna le nuvole in cielo.ad oggi è quello che so del mio clown, ancora in cerca di un nome”...
E ancora un altro:
“Dai, dai, dai,…” lo senti dire,,,,,non sia cosa fare (imbarazzo)….cominci a muoverti nervosamente senza riuscire a pensare….il corpo inizia a trovare una via di uscita da questa situazione…trovi un movimento “buono”…accentui il movimento, lo esageri, ti discomponi….la sua voce ti incita a riprovare….torni sui tuoi passi cerchi la concentrazione….riprovi e adesso controlli meglio i movimenti…..la mente si riaccende…finalmente tua esibizione riesce ad avere “forza”…senti gli altri ridere…lui dice “interessante”….(satisfaction)….è finita….mai sai che è stato solo l'inizio….
Questo breve resoconto dell'esercizio della sedia racconta di un fluire di emozioni necessario per riuscire sia a superare l'imbarazzo, ma soprattutto per trovare un equilibrio tra corpo e mente che permetta l'emergere del clown.
I movimenti del corpo, anche se spontanei e improvvisati, devono essere finemente controllati per essere efficaci; la mente deve da un lato dimenticare la parte più razionale, dall'altro percepire e elaborare prontamente gli stimoli esterni.
Credo che questo processo sia difficile da intraprendere, ma comunque indispensabile e propedeutico per ricercare la nostra identità clownesca.
Non occorre neppure essere del mestiere per comprendere che il percorso per svelare e padroneggiare il proprio clown è lo stesso di qualsiasi psicoterapia e, come tale, ne condivide gli aspetti positivi ei rischi. clowning, in questa prospettiva si può davvero definire “clown-terapia”, e, anche se non è ancora stata ufficialmente inserita nelle ”arti-terapie”, ne condivide finalità e metodologie. rischio, in questa fase, è quello che corrono tutte le nuove forme di psicoterapia: di essere “terapie selvagge, condotte da terapeuti selvaggi”. e soprattutto per questo motivo sento l'esigenza di uno statuto a cui fare riferimento, di distinzioni precise fra forme diverse di applicazione del clowning e di conseguenti figure professionali preparate ad hoc.pone infatti il problema di definire le competenze necessarie a condurre la clown-terapia nell'accezione appena formulata, visto che si tratta di un percorso terapeutico che richiede la compresenza di più figure professionali: l'artista e lo psicologo in primis.
I.) Obiettivi principali:
la vergogna e l'imbarazzo.nuove forme di comunicazione soprattutto mimiche-gestualile parti nascoste e più “temute” di noi stessi.in “simpatia” con le emozioni dell'altro, soprattutto ascoltando e cercando di decodificare i bisogni che l'altro esprime.la sofferenza espressa dall'altro e restituirgliela”alleggerita”.rapidamente da un'espressione emotiva ad un'altra.ad analizzare il contesto in cui si lavora molto rapidamente.la creatività e la flessibilità.a decentrarsi e a lavorare senza occupare il centro della scena.il narcisismo e il desiderio di espandere esageratamente il proprio Ego.a lavorare in coppia e in gruppo.
Arrivare a definire dei modelli-base di intervento per contesti diversi (ospedale, carcere, azienda, strada, scuola ecc…)
Vincere la vergogna
Fioravanti Spina indicano la paura come la principale emozione da contrastare da vincere attraverso la clown-terapia allo scopo di vivere meglio, noi riteniamo invece che sia la vergogna.ò qui di seguito alcune considerazioni fatte dagli allievi dei Corsi di Alta Formazione perché esprimono direttamente le emozioni e i sentimenti che si sono presentati durante le lezioni sia teoriche che pratiche.
…“All'inizio mi sentivo sul serio in imbarazzo, mi venivano tutti i pensieri di "guardare ai miei compagni negli occhi, viso rilassato, non mimare", come sempre dice André e così ero molto immobile. lui ha cominciato a dire "VAI! FAI! SU!..." al suo modo veloce che non ti fa pensare e li mio corpo si cominciava a muovere stranamente a scatti”...
…”Lì ho cominciato a traquillizzarmi, ero già davanti a tutti e mi muovevo senza nessuna regola né simmetria.mi ha fatto cantare, potevo anche farlo in spagnolo.quello di non pensare serve, perchého cominciato con la prima cosa che mi è passata per la mente "la vaca lechera". Questa canzone ha anche i suoi gesti che ho cominciato a fare timidamente, poi André mi ha chiesto di farlo senza gesti, con gesti, senza, con gesti. e grazie alla sua guida stavo li rilassata ballando e cantando”...
…”Ho un ricordo terribile dell'esercizio della sedia, già dalla prova per l'ammissione al corso. Nonostante conoscessi la modalità di svolgimento dell'esercizio non avevo idea di cosa fare, avevo provato prima di entrare un numeretto di magia che non faceva ridere nessuno: fortunatamente in quell'occasione ebbi un'idea geniale.pensato: è fatta!Ho superato la prova, ora non ci penso più!invece no! Si è ripresentata l'occasione in cui rifarla..va be', poco male, quel giorno mi misi in gioco subito perché dovevo andar via prima. Si era esibita solo una ragazza e pensai: “ adesso va la seconda poi vado io: sono abbastanza snodata faccio la contorsionista, tanto non l'ha ancora fatta nessuno”. Come non detto, a quella prima di me ha Andrè fece fare la contorsionista: “ok, mi tocca il salto nel buio”.infilo il naso, mi giro e mi piazzo sulla sedia per stabilire un contatto visivo con gli altri e fin qui tutto bene. Poi Andrè mi dice che posso partire con l'esercizio.. inizio una sorta di ginnastica artistica solo che ormai i muscoli si sono raffreddati e viene una schifezza. Andrè mi guarda e mi dice: “ok, adesso che hai finito il riscaldamento poi partire col tuo numero. Vai!” E io “Mamma, adesso che faccio!?!”cominciato a muovere le punte dei piedi e alla fine, sotto la guida di Andrè, ho partorito la ballerina classica che perde acqua da tutte le parti.'attimo in cui mi ha detto di iniziare il numero la seconda volta non sapevo veramente che fare, credo di aver fatto le prime cose che mi sono saltate in mente, sì insomma, ti muovi, poi Andrè ti coordina e viene fuori il “capolavoro”. Poi in teoria il volto doveva essere inespressivo, ma io ero troppo coinvolta da ciò che diceva Andrè e dalle risate degli altri, quindi di conseguenza ridevo anch'io. Andrè è molto esigente su questa inespressività: deve parlare il corpo più che il volto. Spesso è diffcile resistere alla tentazione di ridere.sei lì, su quella sedia, speri solo di far ridere perché la risata è una forma di consenso, perchè un motivo o per un altro piaci e ti senti accettata. Io non so cosa faccia ridere di me perché ovviamente non mi vedo e anche se mi vedessi forse avrei un giudizio molto più critico degli altri: uno tende sempre ad essere ipercritico verso se stesso. Però sarebbe bello se fossimo ripresi per analizzare cosa veramente portiamo quando sono in scena. Così, invece, ci basiamo solo su quello che ci viene raccontato dagli altri.ho sentito le risate mi sono chiesta se fossi veramente io a far ridere o se erano le uscite che aveva Andrè con le sue facce buffe. Ho pensato questo perché a volte mi è capitato, quando facevano altri l'esercizio, di ridere per ciò che diceva Andrè più che per quello realizzato sulla sedia”…
) Strumenti per raggiungere gli obiettivi:
'accurata selezione degli allievi.che abbiano diverse professionalità: clowns professionisti e ben formati; psicologi; pedagogisti; professionisti dei diversi settori in cui si deve operare (medici, educatori, imprenditori ecc…)periodo sufficientemente lungo per elaborare le informazioni e i cambiamenti.periodici con uno psicologo di gruppo e, se necessario, anche colloqui individuali.costante esercizio fisico.di lavoro intensivo (seminari residenziali)ricerca
III Difficoltà:
Priorità: pratica o teoria?
Selezione degli allievi: motivazioni, personalità, curriculum
Organizzazione delle ore
Spazi
Prospettive lavorative
Definizione del profilo professionale
Dinamiche di gruppo
Transfert coi maestri
| < Prec. | Succ. > |
|---|

Precisazioni




